Una piccola premessa prima di iniziare: non mi sento ancora un’artista a pieno ma un “work in progress”, non sono un insegnante né tantomeno un esperto, pertanto non sono qui per dirvi cosa dovete o non dovete fare in merito ai vostri studi o passioni, ma spero comunque che raccontare la mia esperienza possa offrire qualche spunto di riflessione. Detto questo… buona lettura!
Non sono ironico quando dico che gli anni del liceo sono stati tra i più belli della mia vita. Dopo un’esperienza abbastanza negativa durante le scuole medie, ricordo che avevo le idee chiare quando andai a iscrivermi al liceo: volevo imparare a disegnare, era la mia passione, quindi l’artistico era la scelta evidente per me.
Iniziata la scuola però, ho capito lentamente che non sarebbe stato tutto rose e fiori. Anzi, ben presto ho compreso (tramite i giudizi dei professori, ma anche da solo) che non ero portatissimo per il disegno, né per altre discipline artistiche strettamente “manuali”.
Infatti durante il primo biennio, in cui si provavano diverse discipline, ho potuto confrontarmi – e spesso fallire – in diverse arti. Vi erano tre materie artistiche principali:
1 – Discipline pittoriche: materia incentrata sul disegno creativo e sull’acquisizione pratica di strumenti come la prospettiva, le proporzioni, il chiaroscuro e il tratteggio.
Di questa materia ho diversi ricordi, sia positivi che negativi. Durante il primo anno avevo un professore che ci faceva fare diverse esercitazioni di disegno. Una di esse riguardava la creazione di figurini di moda: i miei compagni ed io dovevamo prendere ispirazione dalle riviste presenti in aula e creare dei bozzetti a matita, da colorare poi coi pennarelli.
Ricordo in particolare quell’esercitazione in quanto era tra le primissime, ed era stata a dir poco disastrosa: oltre a non avere ancora un minimo senso delle proporzioni anatomiche, poiché sono mancino passavo con la mano sul lato del foglio dove avevo appena disegnato, creando sbavature e macchie. Se poi per miracolo riuscivo a fare un bozzetto decente a matita… lo rovinavo una volta giunto al colore!
Una piccola svolta è avvenuta al secondo anno, quando ho incontrato una professoressa molto brava, che ha capito che non ero molto pratico ma che mi impegnavo.
Grazie a lei sono riuscito almeno ad apprendere qualche base di anatomia e di proporzioni, soprattutto per mezzo del disegno dal vero, esercizio molto utile che ti spinge a riprodurre su carta gli oggetti che vedi nella realtà.
Nonostante le difficoltà sono quindi riuscito ad imparare qualcosa. Tra le tre materie d’arte del biennio è nel complesso quella che ricordo con maggiore positività e soddisfazione.
2 – Discipline geometriche: materia che affronta il disegno tecnico e geometrico, tramite strumenti quali squadre e righelli, compasso, matite dure (H) e chine.
Al primo anno, nonostante avessi un buon professore, ricordo che andavo abbastanza male in questa materia. Purtroppo in poco tempo avevo capito che il disegno tecnico non mi attirava.
Credo che la cosa che mi desse più fastidio era la precisione: anche se ci mettevo tutto il mio impegno, non risultavo quasi mai preciso, e non riuscivo a creare disegni ordinati (in ognuno vi era almeno un’imperfezione, che fossero tratti di china sbavati, figure che non tornavano del tutto, o segni di matita che non ero riuscito a cancellare perché ci ero “andato giù pesante”).
Al secondo anno ho avuto una professoressa, che come il primo professore ha notato che non avevo una “bella mano”, ma che mi impegnavo.
Sebbene non mi piacesse e tuttora questa materia non mi attiri, sono contento almeno di averla provata.
3 – Discipline plastiche: materia incentrata sulla modellazione dell’argilla, sul disegno e sull’apprendimento di concetti come la profondità, i volumi e la tridimensionalità.
Sebbene non fossi abile nel modellare l’argilla (e a onor del vero non ne trovassi molto piacevole l’odore…), lavorare con le mani e immergermi concretamente in qualcosa mi piaceva.
Ricordo che, come per le altre due materie, il primo anno avevo per la maggior parte insufficienze.
Fortunatamente nel secondo anno alla modellazione plastica si è integrata una parte di design e progettazione su carta, che oltre a piacermi di più mi risultava più facile, grazie alla quale sono riuscito ad alzare un po’ i voti.
I laboratori
Ma non finiva qui: nel biennio vi erano anche molti laboratori, che ci avrebbero introdotto agli indirizzi tra cui avremmo dovuto scegliere quello in cui specializzarci nel triennio finale. Essi erano laboratori di:
- Pittura
- Grafica
- Audiovisivo e Multimediale
- Design
- Architettura
- Ceramica
- Scultura
- Beni Culturali
Se mi guardo indietro, nonostante non fossi portato per la gran parte di essi – architettura, ceramica, scultura, beni culturali – sono molto grato di aver potuto sperimentare così tante arti diverse.
Per quanto mi piacesse l’indirizzo di Design (che trattava di composizioni di forme e colori, insieme alla modellazione del legno), alla fine ho scelto Audiovisivo e Multimediale, perché ero maggiormente attratto dalla possibilità di creare storie e usare programmi digitali.
Sono stato molto contento del percorso scelto e – cosa non meno importante – delle persone che ho conosciuto durante quel periodo. Proprio gli ultimi tre anni di liceo sono stati quelli che considero tra i più belli della mia vita. In essi ho scoperto tantissime cose:
1) Gli storyboard (come quello mostrato in copertina), ovvero la suddivisione di una storia in frame, i quali insieme compongono una sequenza. Ogni frame è composto:
- da una parte visiva, ossia il disegno stesso
- da una parte testuale, in cui vengono specificati
- il campo (se si tratta di ambientazioni) o il piano (se si tratta di soggetti) raffigurato nel disegno
- una breve descrizione della scena rappresentata nel disegno
2) La progettazione di storie e la scrittura creativa: la parte in cui ero più bravo; mi piaceva perché univa sia parti teoriche che pratiche, insieme alla visione di diversi tipi di media. Tra le attività infatti vi erano:
- creare un soggetto
- pensare a idee a partire da temi assegnati e stilare una relazione progettuale
- lezioni teoriche e pratiche riguardo la storia del cinema
- uso di strumenti come Il viaggio dell’eroe
- visione di film dal contenuto e/o dallo stile rilevante
- partecipazione a mostre
3) Le riprese e il montaggio video: mentre la parte delle riprese non mi piaceva molto (o almeno se ero da solo, nei lavori di gruppo era più interessante), mi piaceva montare i video. Le attività in particolare erano:
- l’utilizzo di un cavalletto e della macchina fotografica o del telefono per creare clip video e audio originali
- comporre il video attraverso le clip ottenute e/o cercate su Internet (attraverso materiale creativo quali immagini, video, suoni che potessero essere utilizzati gratuitamente senza problemi di copyright)
- aggiungere effetti e dissolvenze per completare il video
5) Le animazioni: ho potuto sperimentare due tipi diversi di animazione:
- la stop-motion o animazione a passo uno: quella manuale, fotografando il movimento di modellini plastici o ritagli di carta
- l’animazione digitale: a computer, usando Photoshop per creare piccole animazioni semplici, muovendo grafiche
6) La fotografia: la seconda cosa che non mi appassionava molto (sebbene fosse piacevole come attività, non mi sono mai entrati in testa i dettagli tecnici che stanno dietro la fotografia professionale, se non la regola dei terzi e altri piccoli accorgimenti).
Insomma, ho affrontato un triennio impegnativo ma molto bello. Tornando indietro rifarei tutto ciò che ho fatto.
Devo dire che sono stato molto fortunato anche con i compagni: per la prima volta in tutto il mio percorso scolastico ho trovato una classe in cui riuscivo ad andare d’accordo praticamente con tutti (non ricordo episodi di litigi gravi, al massimo qualche battibecco ogni tanto o divisioni in gruppi, come è naturale che sia quando si è in tanti).
Quei tre anni sono stati impagabili per me. Detto ciò, ero riuscito a imparare a disegnare? Ni: sicuramente ero migliorato molto rispetto all’inizio del percorso, tuttavia non avevo raggiunto i risultati che speravo.
Ero pronto per il mondo del lavoro come artista finita la scuola? Assolutamente no. Ero pronto per proseguire gli studi in questo campo? Avrei potuto forse, avrei voluto, ma non mi sentivo in grado.
Non solo perché i professori – mai direttamente, ma me lo facevano intendere – pensavano che non fossi portato, ma perché io stesso di mio non mi sentivo sicuro di andare avanti in quel percorso.
Al tempo mi sarebbe piaciuto proseguire gli studi e fare Fumetto e/o Animazione (data la mia passione per le storie e il desiderio di integrare scrittura e disegno). Tuttavia non ho continuato. Al posto di una scuola d’arte mi sono invece laureato in Scienze della comunicazione. Perché?
- in parte sempre per la mia passione per le storie – uno dei motivi principali della mia iscrizione era di fatto che la comunicazione stava alla base di tutto ciò che mi interessava (dai fumetti all’animazione, dal cinema alle storie di ogni tipo), e volevo saperne di più dal punto di vista teorico e pratico
- però – se devo essere sincero – in parte anche perché ero convinto che fare un “percorso tradizionale” (che tuttavia non è così tradizionale, poiché comunicazione ho poi saputo non fosse molto apprezzata dalla massa, però era pur sempre una laurea) fosse la scelta migliore al tempo.
Mi sbagliavo? Forse sì, forse no. Non rimpiango neanche gli anni di università, al contempo però mi chiedo dove sarei arrivato se avessi ascoltato il mio cuore e avessi proseguito nell’arte. Ma sto divagando. Torniamo al liceo.
Dunque… consiglierei il liceo artistico? Sì se volete:
- sperimentare in diversi campi dell’arte (dalla pittura alla scultura, dal design all’architettura) e scoprire cose che vi possono piacere, magari anche quelle che non pensavate facessero per voi
- fare amicizia con persone che condividono le vostre stesse passioni
- divertirvi
- avere un primo approccio di base all’arte
Invece vi consiglio di pensarci attentamente se:
- come me quando ero partito, pensate che il liceo vi faccia automaticamente diventare artisti e vi insegni a disegnare molto bene
- non dico che non sia possibile, anzi, ma io ingenuamente credevo che non avendo mai disegnato più di tanto sarei potuto diventare bravo e arrivare all’ultimo anno con uno stile ben definito e una “mano d’artista”
- invece quello che ho capito è che i professori ti aiutano e ti insegnano la tecnica, che è importantissima, ma il talento viene dalla costante pratica, cosa che io purtroppo – un po’ per perfezionismo, dato che l’idea che avevo in testa non si traduceva mai nel disegno, ma anche per pigrizia sinceramente – non facevo
Questa è la mia esperienza in breve. Ho cercato di condensare le cose più importanti, anche se sicuramente mi sarò dimenticato qualcosa. Come detto all’inizio, questa è solo la mia esperienza personale, non una verità assoluta. Se avete domande sarò felice di rispondervi.
Se siete arrivati fin qui vi ringrazio per l’attenzione.



